"Affrontare ciò che siamo veramente; ci esponiamo alla luce e la nostra vera natura viene rivelata, l'autoconoscenza è l'autodistruzione del Sé"
New York 1994, Kathleen Conklin (Lili Taylor) è una laureanda in filosofia, una notte, tornando a casa dalla sua ultima lezione, viene condotta in un vicolo da una donna-vampiro (Annabella Sciorra) dalla quale viene morsa e contagiata. Da questo momento per Kathleen la brama e la ricerca insaziabile di sangue diventano il solo scopo della sua esistenza, spingendola a mietere e a contagiare vittime a sua volta. Il "vampirismo" è, tuttavia, una metafora della dipendenza stessa o addiction, è un pretesto che il regista utilizza per affrontare e trattare un argomento molto più spinoso e arduo.
Di fatto, questo film di Abel Ferrara non è semplicemente un horror quanto un vero e proprio trattato filosofico di stampo esistenzialista/nichilista che si interroga sulla natura del male. Mediante citazioni di filosofi come Kirkegaard e Nietzsche, il regista affronta il difficile dilemma sulla malvagità innata dell'essere umano. L'uomo è profondamente, istintivamente e inevitabilmente malvagio, in lui il Male assume la forma di una droga che ne è causa e conseguenza della dipendenza stessa dal male. Questa è per il regista l'unica spiegazione plausibile per poter comprendere gli orrori commessi dall'uomo verso i suoi stessi simili attraverso gli innumerevoli genocidi che da sempre hanno attraversato la storia del genere umano. Il film mostra le immagini terrifiche dell'Olocausto, ma sappiamo bene che è stato solo uno dei tanti massacri, basti pensare ai primi genocidi a noi storicamente pervenuti di estinzione di intere popolazioni come i Maya, ma anche lo sterminio commesso dagli inglesi nei confronti dei nativi americani, quelli dell'Unione Sovietica ad opera degli stalinisti sulla media borghesia dei kulaki, oppure al genocidio africano avvenuto in Ruanda proprio nel 1994. Parole come carestia, esecuzione, malattia, deportazione, stupro pianificato sono in sintesi la genesi di ogni male.
Per Kathleen il vecchio adagio secondo cui coloro che non imparano dalla storia sono costretti a riviverla, è sostanzialmente falso, in realtà, "la storia non esiste, tutto ciò che siamo è eternamente con noi." Non c'è apprendimento dall'esperienza, la condanna è di un "eterno ritorno", di una dannazione eterna per così dire. La dipendenza del singolo individuo è pertanto l'espressione più vivida e potente del male che tende a propagarsi e ad estendersi come un contagio, come un cancro all'intero genere umano. "La prima (vittima) è la più difficile, poi, superata quella l'una vale l'altra".
